blog americalatina

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"Hay muchas maneras de contar esta historia, como muchas son las que existen para relatar el más intrascendente episodio de la vida de cualquiera de nosotros".

Sunday, November 16, 2008

Dove va il Messico?

Dove va il Messico? L´escalation della violenza scatenata dalle narcobande sembra non conoscere limiti. I massacri di Ocoyoacac, le bombe di Morelia, le stragi di Tijuana vengono affrontati nel dossier del numero di novembre di Narcomafie. L´attentato dello scorso 15 settembre contro la popolazione civile di Morelia, radunata in piazza per celebrare l´indipendenza, apre nuovi ed inquietanti scenari sulla penetrazione dei cartelli del narco e delle loro strategie. Inoltre, dove porterà l´iniziativa Mérida?
Il link:
http://www.narcomafie.it/rivista.htm
Un´altra segnalazione per il blog di Lillo Rizzo, che continua le sue pubblicazioni fotografiche sull´America Latina. Dopo i niños de la calle, Lillo pubblica il fotoreportage sui desaparecidos di Ayacucho, volti e luoghi di una delle pagine nere della storia recente del Perù: http://lillorizzo.wordpress.com/category/america-latina/

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Wednesday, September 24, 2008

Le bombe di Morelia

Le bombe di Morelia del giorno dell´Indipendenza sono state un segnale inconfutabile dell´attacco che il narcotraffico messicano sta attuando contro la popolazione civile. Otto morti, un centinaio di feriti nel giorno simbolo del calendario laico messicano: un attacco allo Stato ed alla gente comune.
Pochi giorni prima c´è stata la strage di Ocoyoacac -24 morti, tutti giustiziati con un colpo alla testa-, di persone in maggioranza incensurate, muratori che andavano a lavorare nella capitale. Il pericolo è reale: il Messico può trasformarsi in una nuova Colombia.
Le bombe di Morelia sono state una dichiarazione di guerra non solo contro quel poco di sano che rimane dello Stato messicano, ma anche tra bande rivali. La Familia Michoacana, la mafia di Morelia, non ha gradito l´attentato, che ritiene opera degli Zeta. Sui ponti di Zamora, l´altro grosso centro del Michoacán, sono apparsi come per incanto i cartelloni (come quello nella foto) in cui la Familia, seguendo il suo discutibile codice morale (normalmente a chi sgarra tagliano la testa) dichiara solidarietà alla popolazione civile e minaccia gli Zeta di ritorsioni. La Familia è un´istituzione nel Michoacán. Di fronte all´inoperanza delle istituzioni e al miraggio del guadagno facile, i giovani si riversano in massa nella manovalanza di questo gruppo mafioso.

Provare per credere: http://www.youtube.com/watch?v=3ZViJ8U5Ojc

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Monday, July 21, 2008

La frontiera blindata

21 milioni di automobili all´anno, media di attesa: un’ora e mezza. La frontiera Tijuana-San Diego è al collasso, ma le autorità Usa hanno annunciato nuove misure di sicurezza per il 2009. Gli stessi cittadini statunitensi non potranno esibire le patenti come prova di residenza nel loro Paese, ma dovranno consegnare un passaporto, mentre le loro automobili saranno sottoposte ai controlli di indiscreti cani anti-terrorismo. I tempi rischiano di farsi eterni.
Le perdite in benzina, ore lavorative, lo stress, i ritardi per le merci non sono argomento sufficiente quando si tratta di sicurezza. Gli Usa vogliono blindarsi e, un passo dopo l´altro, ci vogliono riuscire. Tra Tijuana e San Diego, frontiera dove sono migliaia le persone (le stime dicono 130.000) che devono attraversare il confine giornalmente per motivi di lavoro, le perdite finanziarie hanno un numero: 7200 milioni di dollari annuali.

Dopo il muro, l´isolamento continua.

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Monday, February 25, 2008

Il Centroamerica armato

Il commercio delle armi da fuoco non è mai in declino. Tuttaltro. Organizzazioni non governative hanno rivelato in questi giorni che in Messico circolano almeno quindici milioni di armi, di cui l’85% illegali. Inoltre, di questi quindici milioni, il 25% è composto da AK-47, AR-15 e P90, tutte capaci di un alto potere di distruzione.
Il contrabbando è costante e segue ogni tipo di rotta. La maggior parte delle armi arriva però attraverso la frontiera terrestre con gli Stati Uniti. Si tratta di una situazione scabrosa, già che mentre gli Usa operano controlli severissimi in materia di immigrazione clandestina, chiudono invece tutti e due gli occhi quando si tratta dei carichi di armi che vengono riversati sul Messico. Lungo la frontiera, secondo uno studio condotto da Small Arms Survey (
http://www.smallarmssurvey.org), esistono almeno dodicimila posti di smistamento delle armi, con negozietti improvvisati che vendono pistole e fucili a chiunque.
Comprare armi negli Usa è estremamente facile. È sufficiente presentare una patente d’auto e un certificato di fedina penale pulita per poter acquistare un paio di pistole o un fucile ad alta precisione al giorno. Gli intermediari messicani utilizzano cittadini statunitensi per l’acquisto massiccio -soprattutto durante i “gunshow”, frequenti in Texas e California (qui la lista per tutto l’anno:
http://www.gunshows-usa.com/)- per poi passare il confine con i carichi che vengono smerciati sottobanco nelle drogherie e nei piccoli supermercati di paese.
La situazione è esplosiva anche in Centroamerica. Narcotraffico e delinquenza organizzata hanno aumentato il loro potere delittivo grazie all’impunità con cui le armi viaggiano da una frontiera all´altra della regione. La grande offerta ha abbattuto i costi, al punto che un AK-47 può essere comperato al prezzo risibile di 60 dollari. Si tratta di uno dei pochi prodotti al mondo il cui prezzo diminuisce con il passare del tempo invece di aumentare. Le campagne per smilitarizzare i paesi colpiti dai conflitti non hanno dato i frutti sperati. La maggior parte della gente ha conservato le proprie armi ed oggi ne compra di nuove. Si reputa che nel Salvador esistano almeno mezzo milione di armi, mentre in Nicaragua sono almeno 300.000, ma si tratta di dati ufficiosi. I governi non hanno fatto nulla per scoraggiare la tenenza d’armi. Il Guatemala, per esempio, che soffre di un alto indice di criminalità, permette fino a dodici armi per persona.

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Thursday, January 24, 2008

Messico, terra di disertori

I messicani? Grandi disertori. In sette anni (durante la presidenza di Fox ed il primo anno di Calderón) le forze armate messicane hanno fatto registrare più di centomila diserzioni. Solo nel 2007 ci sono state quasi diciottomila defezioni (17758 per l’esattezza, più 119 ufficiali ed otto comandanti). Secondo il Ministero della Difesa (http://www.sedena.gob.mx/) l’alto indice di deserzione è dovuto soprattutto alla mancanza di adeguamento alla vita militare, ma esistono molti casi documentati di soldati che, dopo aver ricevuto l’addestramento basico dall’esercito, passano ad ingrossare le fila delle truppe mercenarie del narcotraffico.
Il caso degli Zeta è il più eclatante. Braccio armato del cartello del Golfo, gli Zeta sono tutti ex militari delle forze speciali, passati dalla parte della delinquenza in vista dei grossi guadagni che l’affiancamento al narcotraffico comporta. L’ammissione del governo messicano è stata accompagnata però dall’assicurazione che l’offensiva scatenata dall’esercito ai cartelli ha posto un freno all’emorragia di forze.
Sarà, ma intanto sono in molti –e primo fra tutti l’Ombudsman- a chiedere il ritiro dell’esercito dalle zone di conflitto con il narco. A farne le spese, secondo il Difensore civico, José Luis Soberanes, è la popolazione civile: secondo dati in possesso della Commissione nazionale per i diritti umani l’esercito si sarebbe macchiato, soprattutto nelle zone rurali, di torture, stupri ed omicidi a civili innocenti (
http://www.cndh.org.mx/).

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Sunday, November 04, 2007

Villahermosa non è New Orleans

Due anni fa, in occasione dell’alluvione di New Orleans, avevo notato come le tragedie hanno diversi livelli di percezione. Per la città della Louisiana si era mobilitato allora tutto il mondo e le immagini struggenti della città ferita erano giunte nelle nostre case muovendo non solo le critiche per la lentezza con cui il governo statunitense aveva trattato l’emergenza, ma anche mobilitando una rete di soccorsi e solidarietà senza precedenti.
Avevo parlato al tempo che nè Mitch ed altre disgrazie che hanno toccato negli ultimi anni il Centroamerica erano riuscite a penetrare così a fondo l’animo delle persone del primo mondo. Forse perchè New Orleans è mentalmente più vicina che Puerto Cabezas o La Ceiba. La Louisiana è parte del primo mondo, il Centroamerica entra invece nel novero dei poveracci che, in quanto poveri, alle disgrazie devono esserci abituati. Quindi è “normale” che agli indigeni dell’Atlantico nicaraguense o dell’Honduras cadano addosso uragani, maremoti, alluvioni e conseguenti carestie ed epidemie.
Oggi, come ieri, la storia si ripete. Lo Stato di Tabasco, nel sud del Messico, sta vivendo una delle peggiori tragedie della sua storia, ma pochi se ne sono accorti. La sua capitale, Villahermosa, che conta con l’hinterland mezzo milione di abitanti, è completamente allagata. Ci sono saccheggi, scomparsi, il rischio di infezioni, migliaia di persone lasciate alla propria sorte. Ma Villahermosa non è New Orleans, non ci sono nè jazz nè Mardi Gras, è solo un altro punto dell’America Latina.
Su flickr, il fotografo 8zil, ha pubblicato un esauriente fotoreportage sulla situazione che si vive nella capitale di Tabasco (la foto che pubblico è sua):
http://www.flickr.com/photos/8zil/

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Monday, October 15, 2007

La statua di Vicente I

Vicente Fox probabilmente crede di essere un condottiero o uno di quei monarchi assolutisti del XVIII secolo europeo. Invece, non è altro che l’espressione della mediocrità della nostra epoca. L’impiegato modello assurto a politico e quindi a presidente ricorda certi imbonitori delle nostre parti a ricordarci che tutto il mondo è paese.
Fox non è stato un presidente da ricordare, ma forse proprio per questo i suoi partitari non perdono tempo e perchè ne rimanga comunque memoria, senza nemmeno aspettare la sua dipartita –o almeno una malattia terminale- gli hanno eretto una statua. In Messico, dove gli estremi sono all’ordine del giorno, il senso della misura è nel caso di Fox inversamente proporzionale a quello del ridicolo.
Il Fox di bronzo –per la cronaca si trova a Veracruz- non è durato molto. Dopo poche ore era già sul marciapiede, privo di una mano e ricoperto di uova marce. I fans dell’ex presidente non si sono persi d’animo e sono tornati a riporre la statua, questa volta protetti dalla polizia. Ora, per mantenerla intatta si alterneranno in picchetti. Una lettura della storia romana e dei problemi derivanti dall’erigere statue con il rappresentato ancora in vita, avrebbe evitato ai seguaci di Fox un sacco di guai. Il video delle proteste su Antena 3:
http://www.antena3.com/a3noticias/servlet/Noticias?destino=../a3n/noticia/noticia.jsp&sidicom=si&id=13185310

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Tuesday, August 21, 2007

Elvira torna in Messico

Elvira Arellano, simbolo della lotta per i diritti umani degli emigrati –legali e non- negli Stati Uniti, è stata infine arrestata e rispedita in Messico. Da un anno Elvira viveva all’interno di una chiesa di Chicago per evitare la deportazione voluta dalla legge statunitense, sebbene avesse lavorato per nove anni in un’impresa di pulizie per aerei e abbia messo al mondo un figlio statunitense, Saúl.
Per il suo arresto le autorità hanno messo in campo un’operazione senza precedenti, con decine di agenti impegnati e l’appoggio di elicotteri. La donna, infatti, è stata fermata quando cercava rifugio in un’altra chiesa di Los Angeles, dove intendeva continuare la sua protesta. Lo spiegamento di forze è stato giudicato ridicolo da quasi tutti i media, così come il comunicato emesso dal Servizio di migrazione (ICE) che ha riportato, durante la conferenza stampa, della “cattura di una straniera in fuga, una delinquente che per un anno ha evaso le leggi federali”.
Elvira Arellano viene tacciata di criminale per aver usato un’identità falsa per poter lavorare pulendo i bagni e gli aerei dell’aeroporto O’Hare di Chicago. La Arellano aveva lasciato la chiesa di Chicago per presentarsi il 12 settembre a Washington e partecipare ad una veglia di preghiera a favore di tutti i lavoratori illegali negli Stati Uniti. Da lì, avrebbe cercato di parlare a diverse platee in differenti città degli Usa, passando da New York al Texas e alla California. Da qui il timore delle autorità che il tour della Arellano, diventata nel frattempo attivista di Familia Latina Unida, potesse trasformarsi in un fenomeno mediatico in grado di ridicolizzare la riforma migratoria su cui il governo Bush sta spendendo tantissime risorse.
Elvira non rinuncerà alla sua lotta. Da Tijuana, dove è stata consegnata alle autorità messicane, ha detto che il suo appoggio per i diritti civili degli emigrati avrà sempre un testimone d’eccezione. Si tratta di suo figlio Saúl, di nove anni, statunitense a tutti gli effetti che parteciperà a tutti gli eventi contro la riforma migratoria di Bush.
Qui, il messaggio di Elvira:
http://www.somosunpueblo.com/UNIR%20Y%20ENFOCAR.html

La foto di Elvira è di Muskito. Dello stesso fotografo, galleria delle manifestazioni a Los Angeles: http://www.flickr.com/photos/muskito/

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Thursday, July 05, 2007

Carlos Slim batte Bill Gates

In questi giorni si parla di nuovo di Carlos Slim e della sua ricchezza. Secondo uno studio pubblicato da Sentido Común, un sito internet specializzato in finanza (http://www.sentidocomun.com.mx/), Slim è attualmente l’uomo più ricco del mondo, togliendo il primo posto a Bill Gates. La breccia tra i due sarebbe a favore del messicano per novemila milioni di dollari grazie all’aumento registrato dalle azioni di América Movil. Il giornalista autore dell’articolo, Eduardo García, ha usato proprio il valore delle azioni di cui Slim è proprietario per calcolare l’attuale fortuna del magnate messicano, 67.800 milioni di dollari. Slim possiede il 33% di América Movil, il 43% di Teléfonos de México, il 77% di Carso, il 71% di Inbursa, il 72% di Ideal ed il 50% di UsCom, tutte aziende floride ed in costante espansione.
La rivista specializzata Forbes ha però subito rifiutato la notizia. Al momento per Forbes –l’ultimo conteggio è stato fatto ad aprile- la fortuna di Gates vale 56.000 milioni di dollari, mentre quella di Slim sarebbe invece ferma a 53 mila. Il prossimo conteggio si farà nel marzo del prossimo anno.
Slim, che iniziò a lavorare nella bottega del padre, è stato prima palazzinaro e quindi si è fatto ricco grazie alla campagna di liberalizzazioni che Carlos Salinas de Gortari promosse all’inizio degli anni Novanta. Lo Stato messicano si liberò dell’azienda telefonica nazionale proprio quando iniziava la rivoluzione nelle telecomunicazioni: una pacchia per Slim che con una cordata comprò Telmex a prezzo di saldo per trasformarla in pochi anni in un colosso più potente della British Telecom. Baciato dal neoliberalismo, Slim negli ultimi anni si è dato alla filantropia e ha più volte criticato il sistema che gli ha fatto fare fortuna: si interessa poco del sociale, dice.

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Tuesday, May 01, 2007

L'ipocrisia del cardinale

La settimana scorsa è passata nel Distretto federale messicano la legge sulla depenalizzazione dell’aborto. Secondo la nuova legislazione, viene consentito l’aborto terapeutico prima dei tre mesi di gestazione, misura che ha scatenato una lunga sequela di polemiche che ha visto in prima fila uno dei paladini della Chiesa cattolica messicana, il cardinale Norberto Rivera che ha minacciato di scomunicare quanti pratichino l’aborto, così come i deputati che hanno votato a favore della legge.
Il cardinale Rivera è sceso in campo nonostante la proibizione per i prelati di intervenire negli affari di politica interna. Noncurante dell’avviso, Rivera ha chiesto direttamente ai medici di praticare l’obiezione di coscienza, clamando quindi alla realizzazione di un fronte per contrastare le scelte dello Stato laico.
La condotta di Rivera, che si è buttato anima e corpo nella nuova crociata, è però alquanto equivoca. Interessato alla vita degli embrioni, il cardinale sembra essere meno portato al rispetto dei diritti dei bambini, rispetto ai quali predilige i privilegi di casta, coprendo i religiosi che si sono macchiati di abusi sessuali.
Arcivescovo di Ciudad de México, Rivera è infatti lo stesso cardinale che per anni ha nascosto i misfatti del pedofilo padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo. Solo nel settembre scorso la Corte suprema della California lo ha iscritto nel registro degli indagati per avere protetto un altro sacerdote (Carlos Nicolás Aguilar) accusato di aver violentato almeno novanta bambini (qui la storia:
http://www.jornada.unam.mx/2006/09/20/003n1pol.php).
Intanto lo Stato, di fronte alla scomunica, ha risposto per le rime. Il cardinale è stato accusato di aver violato la legge 130 della Costituzione, per cui contro di lui sarà probabilmente aperto un procedimento processuale.

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Thursday, March 29, 2007

Computer in cambio di pistole

Computer in cambio di armi, educazione in cambio di violenza e prevaricazione. L’iniziativa è in corso a Tepito, uno dei quartieri più controversi della capitale messicana. Nei giorni scorsi il quartiere era diventato oggetto di cronaca per una serie di espropri condotti in maniera repentina e al limite della legalità da parte della polizia in un tentativo -a dire delle autorità- di combattere il crimine organizzato. Tutta l’operazione è valsa la critica della Commissione per i diritti umani di Città del Messico, che ha messo in dubbio lo stesso piano –voluto da qualche politico in odore di speculazione edilizia- che vuole espropriare case e terreni di coloro che si sono resi colpevoli di qualche reato.
La diffidenza regna padrona. Alla fine del primo giorno dello scambio, le autorità hanno ricevuto ventinove pistole -misera cifra-, in gran parte consegnate da donne. A cambio di un’arma di grosso calibro hanno avuto un computer; alimenti o soldi quando ad essere consegnate sono state armi di piccolo calibro.
Tepito è solo il primo quartiere ad essere interessato da questo esperimento. Nei prossimi giorni altri quindici rioni saranno oggetto della stessa iniziativa che, certamente, da sola non risolve certo il disagio di chi ci vive. Un computer o una borsa della spesa non è certo la soluzione quando a mancare sono le strutture sociali, le scuole e la presenza tangibile dello Stato. Uno Stato cieco, che si fa vivo solo quando c’è da reprimere e da bastonare e poi regalare, just in case, computer che nel migliore dei casi in un paio di giorni saranno già sul bancone di qualche casa di pegni. Trovata commerciale, quindi? Perchè, guarda caso, i computer vengono con Microsoft già installato, dono della società di Bill Gates.
Desmadre en Tepito:
http://www.youtube.com/watch?v=Ag1IhvFwbCg

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Tuesday, February 06, 2007

A Oaxaca non è finita

A Oaxaca non è finita. Sabato scorso un corteo composto da migliaia di manifestanti è sceso di nuovo in strada per chiedere la rinuncia del governatore Ulises Ruiz. Ventimila persone, secondo una stima dell’Associated Press, hanno marciato per esprimere il rifiuto verso l’uomo che ha sempre negato il dialogo, trasformando Oaxaca in un campo di battaglia (galleria fotografica della marcia su: http://oaxacaluchando.blogspot.com/2007/02/fotos-de-la-9-megamarcha.html).
Nella città, dopo lo sgombero dello scorso dicembre da parte delle truppe federali, la vita civile e sociale è ripresa, assieme al ripudio per Ruiz. La Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca ha indetto un incontro generale per l’11 ed il 12 febbraio prossimi. Tra i temi da discutere, la strategia da seguire per continuare la protesta contro Ruiz e le sue drastiche misure, che hanno generato il clima di violenza degli ultimi mesi. Da giugno a novembre le proteste hanno causato una decina di morti (tra cui il videoreporter di Indymedia, Brad Will) da parte della polizia e dei gruppi paramilitari simpatizzanti del governatore.
Intanto, mentre nessun provvedimento è stato preso nei confronti di Ruiz, nelle celle federali rimangono ancora 61 detenuti legati alla APPO, mentre i processi interessano un totale di 350 persone. Ruiz, ovviamente, non si scompone (la foto della manifestazione è tratta da tdm).
Termometro della situazione, i blog messicani:
http://oaxacaenresistencia.blogspot.com/
http://culturapolitica.blog.terra.com.mx/

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Thursday, January 18, 2007

Benvenuti a Foxilandia

Cosa farà Vicente Fox ora che non è più presidente del Messico? A cosa si dedicherà l’ex uomo della Coca Cola assurto al grande scenario della politica internazionale?
San Cristóbal è un piccolo paesino di poco più di duemila anime della provincia di Guanajuato. Fox e consorte – la potente Marta Sahagún- possiedono qui il loro ranch e fin qui tutto normale se i due non si fossero messi in testa di trasformare l’ameno villaggio in un’attrazione per turisti.
Fox è infatti deciso a dare sfogo al suo culto per la personalità costruendo Foxilandia, un complesso con tanto di hotel, mall, impianti sportivi, biblioteca, centro di studi ed anche un museo. Tema del museo? I presidenti del Messico, ovviamente, tra i quali Fox ha brillato per mediocrità e fiacchezza.
Rebelión ha già battezzato la nuova iniziativa come “Museo degli orrori” (qui l’articolo:
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=44892)
Se volete seguire il procedere della vicenda, Fox stesso vi manterrà informati attraverso la sua pagina web:
http://www.vicentefox.org.mx/

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Thursday, December 21, 2006

Il colpevole di Tlatelolco

Ci ha messo 920 pagine il giudice Ricardo Paredes Calderón per spiegare come e perchè l’ex presidente messicano Luis Echeverría progettò ed ordino il massacro di studenti a Tlatelolco il 2 ottobre 1968.
Echeverría fungeva al tempo come ministro dell’Interno e, ora è una certezza, diede direttamente gli ordini al comandante del Batallón Olimpia di aprire il fuoco sui manifestanti. Sul selciato rimasero centinaia di morti, feriti dai colpi dei fucili e poi finiti alla baionetta. Il massacro, iniziato alle sei del pomeriggio, diede poi spazio ad una notte di repressione, dove centinaia di giovani vennero arrestati e torturati dalla polizia. Esercito ed agenti entrarono nelle case del quartiere alla ricerca dei manifestanti che si erano dati alla fuga e con brutalità passarono per le armi quanti si opponevano all’intrusione.
Dato che il Messico era sotto l’occhio dell’opinione internazionale per l’imminenza delle Olimpiadi, prima dell’alba i camion della spazzatura ripulirono la piazza, portandosi via anche i morti, che poi finirono nelle sterminate discariche della capitale. Al mattino, sembrava che nulla fosse accaduto.
Echeverría, che poi divenne presidente della Repubblica, aveva sempre negato la sua partecipazione diretta e per tutti questi anni è riuscito a sfuggire alla giustizia. Per lui, che ha 84 anni ed è già agli arresti domiciliari data l’età, è scattata anche l’accusa di genocidio già che, secondo i piani, l’azione dell’esercito doveva portare all’eliminazione totale di quanti protestavano nelle piazze.
Una testimonianza struggente di quel giorno viene data nel film “Amanacer rojo” , (
http://cinemexicano.mty.itesm.mx/peliculas/rojo.html) di Jorge Fons.
Le foto della strage:
http://www.jornada.unam.mx/2005/10/02/mas-jesus.html

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Monday, December 18, 2006

I diritti di Oaxaca

Repressa la protesta, ora ad Oaxaca si marcia per chiedere un altro tipo di giustizia, quella che interessa i centinaia di detenuti incarcerati durante i disordini degli scorsi mesi ed in particolare di quelli finali del 25 novembre. Nel peggiore stile repressivo, i detenuti sono stati trasferiti nelle prigioni di altri stati del Messico, lontani dai loro cari e dalla loro città. Una punizione che vuole essere un monito e che, lungi dal garantire la giustizia, ha il sapore della vendetta da parte delle autorità. Secondo fonti ufficiali 98 degli arrestati sono stati inviati a Nayarit, a 1200 chilometri di distanza da Oaxaca.
La marcia di protesta, condotta dai collettivi femminili, è un segno che –proprio nel giorno del ritiro della Polizia federale- la mobilitazione continua.
Ulises Ruíz, il governatore che, nonostante la rivolta popolare continua a rimanere incollato alla poltrona, è tornato a fare proselitismo, presentandosi a tutti gli atti ufficiali che dovrebbero dimostrare come la legalità sia tornata nella città. Ieri era nella sede del giornale “Adiario” e, dopo aver mandato la polizia a sparare sui manifestanti e scatenare un putiferio che è costato morti e tragedie, ha parlato di riconciliazione.
Le foto della manifestazione di domenica sono su questo link:
http://www.flickr.com/photos/46538313@N00/
Per seguire la vicenda di Oaxaca giorno dopo giorno dai resoconti dei protagonisti:
http://www.asambleapopulardeoaxaca.com/
http://oaxacaenpiedelucha.blogspot.com/

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Thursday, December 14, 2006

Messico: l'esercito contro i narcos

Michoacán è la regione messicana che ha dato i natali al neo presidente messicano, Felipe Calderón. Da qualche tempo a questa parte è anche una delle prede del narcotraffico e della corruzione: morti ammazzati (decapitati secondo un macabro rituale), taglieggiamenti, bande che si fanno la guerra, coltivazioni e laboratori clandestini, la gente comune che vive in ostaggio.
Calderón a partire da martedì ha mandato cinquemila effettivi dell’esercito a Morelia (il capoluogo) e in tutto il Michoacán per fare sentire la presenza dello Stato. Ce n’è bisogno senza dubbio, ma la domanda sorge spontanea: si tratta di una mossa per attirare le simpatie dell’elettorato (le acque sono sempre agitatissime), di una misura seria, destinata a riportare davvero la legalità nella regione o c’è la volontà di pestare i piedi ad un avversario di governo? Michoacán è infatti governata da Lázaro Cárdenas Batel, figlio di Cuauhtemóc, leader del PRD, il Partido de la Revolución Democrática che proprio d’accordo con il PAN di Calderón non ci va.
Le cose, comunque sia, nel Michoacán vanno malissimo: la Sierra Madre, che si staglia nel mezzo, è una presenza possente, che nasconde anfratti naturali che i cartelli usano per la coltivazione dell’amapola e per la sua trasformazione. I morti ammazzati quest’anno finora sono 600, una bella cifra.
Ieri, oltre ai primi arresti –una decina- c’è stato un primo cruento scontro a fuoco tra esercito e bande, con un saldo provvisorio di cinque morti.
Cronologia dell’escalation della violenza in Michoacán:

http://michoacan.contralinea.com.mx/archivo/2005/octubre/htm/radiografia+guerra.htm

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Friday, December 01, 2006

Il Messico e i suoi due presidenti

La polizia federale ha abbattuto l’ultima barricata di Oaxaca, (http://oaxacaenpiedelucha.blogspot.com/) proprio mentre ci si appresta, nella capitale messicana, all’insediamento di Felipe Calderón come presidente della Repubblica. Un segnale, senza dubbio di voler ristabilire la legalità dopo il lassismo dell’amministrazione Fox, ma anche un tassello in più nella battaglia –non solo verbale- che si sta svolgendo tra la destra e la sinistra. Mercoledì, nello scenario del Congresso messicano, sono state botte da orbi: http://www.youtube.com/watch?v=LsgLudeRyHo
I deputati della sinistra infatti hanno occupato la pedana destinata alla cerimonia, per impedire lo svolgimento del giuramento previsto per oggi. I due schieramenti, contrari e a favore di Calderón, mantengono le posizioni acquisite a suon di botte bivaccando ormai tra i banchi. Spettacolo ignominioso, ma di normale amministrazione nel Messico odierno. Intanto, López Obrador ha invitato Calderón a non presentarsi e di andare a giurare come presidente della Repubblica da un’altra parte. La risposta non si è fatta aspettare: Calderón ha detto che rispetterà la Costituzione e ci sarà in mattinata per ricevere la banda presidenziale.
I partitari di López Obrador, intanto, oltre ad occupare la tribuna della cerimonia, sono attivi anche all’esterno del Congresso, da dove già da giovedì mattina impediscono l’entrata di funzionari e deputati. La situazione è più che tesa. Sono infatti attese novantatré delegazioni da tutto il mondo e da alcune fonti è stato ventilata la possibilità di un intervento dell’esercito. Staremo a vedere.
L’adunata per boicottare Calderón si muove sui blog:
http://lahoradelpueblo.blogspot.com
http://www.elpueblonoestonto.blogspot.com/
http://www.senderodelpeje.blogspot.com/

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Wednesday, November 22, 2006

Messico: due timonieri, il paese alla deriva

López Obrador non è mai stato un tipo da non mantenere le promesse. Caparbio, ostinato, il leader della sinistra messicana l’aveva detto pochi mesi fa e si è autoproclamato, davanti ad una platea di centinaia di migliaia di persone, presidente eletto del Messico. Un atto che stabilisce, se ce ne fosse stato bisogno, la doppia anima di questo paese che da tempo ha perso non solo il suo ruolo guida all’interno della comunità internazionale latinoamericana, ma anche la propria identità. Dopo la caduta della dittatura democratica del Pri, la gestione di Vicente Fox –nonostante la mediocrità del personaggio- era attesa come un’opportunità unica per una rinascita sociale, culturale ed economica del Messico. La presidenza di Fox è stata invece perfino peggiore di alcune del Pri: la situazione interna è allo sfascio (narcotraffico, corruzione, violenza, istanze sociali si rincorrono dal Río Bravo al Chiapas) ed in materia internazionale il Paese è rimasto schiacchiato tra il peso delle squinternate decisioni degli Usa in era Bush e i cambiamenti politici che hanno trasformato il resto del continente. Gli Usa tirano da una parte, l’America Latina dall’altra ed il Messico è andato a fondo, incapace di schierarsi o di offrire una via propria.
In questo panorama non c’è da sorprendersi se sorge un López Obrador a proclamarsi il presidente legittimo al termine di un processo elettorale marcato dai soliti brogli. Le reazioni internazionali sono state di rifiuto a questa presa di posizione, mentre Calderón ha giudicato l’atto come una prova delle libertà democratiche del Messico. In realtà se Calderón spiega così la trovata di López Obrador c’è da preoccuparsi. Il problema del Messico è proprio questo: ognuno fa quello che gli pare, nessuno vuole prendersi responsabilità e questa non è democrazia, ma anarchia. Il conflitto di Oaxaca ne è una prova: da sei mesi polizia e militari si prendono a sprangate con la gente comune (maestri, impiegati, operai, studenti) ed il governo centrale non è riuscito a trovare una soluzione. Il narcotraffico si è ormai insediato nello Yucatán, ultima frontiera della perdizione; si ammazzano i giornalisti che denunciano (due nell’ultima settimana); la corruzione dilaga a tutti i livelli della società; Oaxaca è in rivolta; il Chiapas continua nell’abbandono; le donne sono volutamente e premeditamente oggetto di violenza; la strada dell’emigrazione è stata sbarrata da un muro e dalla National Guard.
Nessuno risolve i conflitti nel Messico del nuovo secolo. L’economia, almeno, tira ancora un poco. Sufficiente per i signori che muovono le sorti del Paese: finchè si fanno soldi, che il paese vada pure allo sfascio.

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Sunday, October 29, 2006

Sangue su Oaxaca

Ieri la situazione a Oaxaca è precipitata: ci sono stati quattro morti negli scontri causati proprio da agenti al soldo del governatore Ulises Ruiz. Il presidente messicano Fox ha inviato d’urgenza le truppe speciali, chiedendo la restituzione immediata degli edifici federali occupati dai manifestanti.
A Oaxaca, tra i quattro morti c’è il cameraman di Indymedia New York, Bradley Will, ucciso dagli spari che gli agenti hanno fatto indiscriminatamente tra la folla. Anche il giornalista del Milenio, Osvaldo Ramírez, è rimasto ferito.
Mentre a Oaxaca atterravano sei aerei militari che trasportavano le forze speciali provenienti dalla capitale, i manifestanti hanno edificato barricate su tutte le principali vie d’accesso alla città, bruciando automobili, e preparandosi allo scontro.
La situazione è precipitata venerdì, quando i dirigenti sindacali avevano fatto sapere che non sarebbero tornati al tavolo delle trattative senza prima avere ottenuto le dimissioni del governatore Ruiz, colpevole di aver dato l’ordine di sparare sui manifestanti (in maggioranza professori e studenti) il 14 giugno, con un saldo ufficiale di quattro morti, tra cui due minorenni.
La risposta degli sgherri di Ruiz non si è fatta attendere. I paramilitari sono intervenuti producendo una ventina di agguati in vari punti della città, scatenando una escalation dalla quale ora c’è da temere il peggio.
L’immagine mostra gli assassini di Brad Will mentre continuano a sparare sulla gente. Vari siti Indymedia documentano il dramma che sta vivendo Oaxaca in queste ore:
http://nyc.indymedia.org/es/index.html
http://chiapas.indymedia.org/
http://mexico.indymedia.org/tiki-index.php?page=ImcMexico

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