Name:

"Hay muchas maneras de contar esta historia, como muchas son las que existen para relatar el más intrascendente episodio de la vida de cualquiera de nosotros".

Friday, July 06, 2007

Osvaldo Romo, la morte di un infame

Il nome di Osvaldo Romo da noi dice poco o niente. Eppure, uno come lui ci starebbe benissimo nella Storia universale dell’infamia di Borges. Romo è stato torturatore e assassino nel Cile di Pinochet, temuto all’interno della stessa Dina della quale faceva parte. È morto ieri, minato dal diabete e da altre malattie, nell’ospedale del penitenziario di Santiago dove era finito a parare nei suoi ultimi giorni per pagare almeno in parte le centinaia di morti e di violazioni di cui si era reso autore.
Romo si guadagna un posto particolare nella galleria degli infami perchè, cresciuto ideologicamente all’interno del Mir (il Movimiento de Iziquierda Revolucionario), tradì amici e compagni per schierarsi apertamente con la dittatura, rivelando non solo nomi e obiettivi, ma partecipando in prima persona alle sessioni di tortura e agli omicidi. Leader socialista sotto Allende, Romo aveva conosciuto a fondo i quartieri popolari di Santiago dove organizzava cortei e comizi. Una volta passato alla Dina, riempì liste lunghissime con i nomi delle persone che lo avevano aiutato e che avevano lavorato con lui. Quando i prigionieri arrivavano a Villa Grimaldi, procedeva lui stesso agli interrogatori, usando i più crudeli metodi di tortura. Secondo gli atti dei processi, che lo hanno poi condannato a diciassette anni di carcere, Romo violentava tutte le donne che venivano arrestate per poi vessarle fino alla morte.
La crudeltà con cui attuava mise in imbarazzo lo stesso regime, che decise di mandarlo in Brasile. Nel 1992 venne arrestato e riportato in Cile. Al suo arrivo rilasciò un’intervista dove disse: “Farei di nuovo tutto e anche peggio. Non ne lascerei uno vivo. Questo è stato l’errore della Dina: non averli ammazzati tutti”.
Romo è morto solo. Nei quindici anni trascorsi dopo il suo ritorno in Cile nessuno l’ha più visitato, ancora meno moglie e figli (cinque) che vivono in Brasile, a San Paolo. Negli ultimi tempi aveva chiesto il perdono dei famigliari delle sue vittime, scrivendo una lunga memoria nella quale cercava un improbabile perdono.
Qui, in un’intervista nel 1995:
www.memoriaviva.com/culpables/criminalesr/romo.ram

Labels:

5 Comments:

Anonymous Anonymous said...

grazie maurizio, il tuo è uno dei pochi spazi in cui si raccontano storie che testimoniano una delle contraddizioni più assurde dell'america latina: più una storia è clamorosa meno è conosciuta
Federico

1:48 AM  
Blogger paolo tarantini said...

Ho visto le foto di Romo sul sito del Mercurio e non sapevo chi fosse. Adesso lo so. Ottimo articolo, dunque. Però avrei preferito un titolo diverso. "Morte di in assassino" anziché "morte di un infame". In questa epoca di aggettivi fuori controllo, a mio avviso meno se ne usano e meglio è.

6:16 AM  
Blogger Alzata con pugno said...

Non trovo giusto che uno come Romo possa morire nel suo letto senza aver pagato nulla per le sue colpe. Eppure è così per tanti assassini.

1:31 PM  
Blogger alessandro.badella said...

ti chiedo scusa, maurizio, perché ho trattato lo stesso argomento sul mio blog...senza aver letto prima il tuo...mi spiace...vorrà dire che in un prossimo futuro finiremo per collaborare...
un caro saluto, alessandro.

5:26 PM  
Blogger maurizio campisi said...

Grazie per i commenti. Dobbiamo parlare di questa gente, non possiamo dimenticare e lasciare che la storia li releghi all'oblio. Chi dimentica, torna a ripetere gli stessi errori.
Ciao a tutti.
M.

3:14 PM  

Post a Comment

<< Home