El día de la raza

Il 12 ottobre è una festività che non decolla, dove le culture invece di incontrarsi e trovarsi si accusano dei genocidi passati e degli scontri futuri. A crescere, in questa data, è il sentimento indigenista, che ritrova un orgoglio di razza che sembrava avesse perduto. Occhio ai falsi moralismi, però. Evo Morales ha detto che da disgrazia il 12 ottobre è diventato simbolo di liberazione e fin qui va bene, ma poi non ci sarebbe stato male un invito all’incontro e alla convivenza pacifica. Niente da fare. Morales ha problemi fino al collo dopo la strage tra i minatori e deve recuperare in immagine tra i suoi. Quindi i bianchi sono i cattivi e gli indigeni sono tutti buoni.
Chávez, l’altro presidente indigenista, già da quattro anni ha cambiato per decreto questo giorno dichiarandolo festività della resistenza indigena. Un po’ ovunque in America Latina, il 12 ottobre ha quindi assunto connotati speciali, dove non ci si incontra per niente e, anzi, si clama per ampiare le distanze, senza renderci conto che qui ci viviamo e ci dovremo vivere tutti insieme neri, bianchi, rossi, indigeni, meticci, creoli, gialli.
Eduardo Galeano ha scritto un fondo su Crónica Digital:
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