I 40 anni del Che

Che Guevara è diventato un prodotto che, nell’immaginario limitato della massa dei fruitori, semplifica il concetto della rivoluzione. Anzi, Che Guevara è la rivoluzione, così come Armani è moda, Beckham è calcio, Britney Spears è gossip. Triste, ma vero. Tutti noi, seppur repressi dalle leggi della società e del vivere in comune, ci sentiamo dei ribelli. Magari non siamo mai andati ad una manifestazione, però una volta abbiamo bisticciato con la signorina dell’agenzia di servizi per la telefonia cellulare e questo è sufficiente per farci pensare di avere “l’urlo nella pelle”, come gridavano gli Skiantos.
Questa è la nostra rivolta, il leone che dorme sopito dentro di noi.
Chi meglio della pubblicità capisce questo? Che Guevara è diventato il personaggio ideale per uno spot pubblicitario e per la nostra sete di ribellione, mai doma ma nemmeno quasi mai espressa. Il Che è uno specchio, dove possiamo ammirare il nostro io ribelle addormentato.Il vero Che Guevara, intanto, si dissolve. Nella pioggia mediatica e nell’uso indiscriminato della sua immagine, l’attuare del Che si sbriciola ed anche i tentativi di ristabilire un poco di verità storica si schiantano contro l’ingannevole muraglia del sistema di consumo. E più passa il tempo, più l’umanità di Che Guevara scompare, travolta non solo dal fluire degli anni, ma anche e soprattutto dalla banalità della mistificazione mercantile.
1 Comments:
Gentile Maurizio,
il mio nome è Vincenzo Cannone, sono uno studente del master in Master in Intelligence & Security presso l'Università Link Campus di Roma ed ho scelto come titolo per la mia tesi di fine corso "Il narcotraffico e la condotta penale transnazionale".
Vorrei poterla contattare anche perchè vivo e ho un'attività in Honduras dal 2001.
Il mio indirizzo mail è vincenzocannone@mac.com
Distinti saluti.
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