I 2000 giorni di Ingrid

Attendibile è risultata la testimonianza di John Pinchao, il soldato che scappò alla guerriglia lo scorso maggio, che disse di aver visto Ingrid viva e raccontò dei suoi tentativi di fuga. Meno attendibile la notizia divulgata attraverso El Nuevo País il 4 agosto scorso. Patricia Poleo, giornalista venezuelana esiliata a Miami, aveva sparato la bomba che la Betancourt si trovava in Venezuela e che presto sarebbe stata liberata, in una manifestazione di propaganda senza precedenti per il governo di Chávez. La Poleo è una profuga della giustizia venezuelana, implicata nel caso dell’assassinio del pm Danilo Anderson, eppure prima ancora di verificare quanto credibili siano le sue fonti, le agenzie di stampa di tutto il mondo propagarono la notizia che la liberazione della Betancourt era imminente. A distanza di dieci giorni non è successo nulla, la Poleo dopo aver ottenuto la pubblicità che cercava è tornata in riga e la Betancourt non è stata rilasciata: proprio un bel giornalismo.
L’unica realtà è che, nell’attesa di una liberazione che non viene, Ingrid Betancourt è passata ad essere da una persona in carne ed ossa ad una faccia su dei manifesti, la testimone della crudele logica dei sequestri delle Farc e di un pugno di ferro che tiene in ostaggio non solo i sequestrati, ma tutta la società civile colombiana. Giornalisti, mitomani, politici, spesso e a proposito dimenticano la dimensione della vicenda per trasformarla nel solito circo mediatico.
Il sito per la liberazione di Ingrid Betancourt: http://www.betancourt.info/indexEsp.htm
L’articolo della Poleo che ne annunciava la liberazione: http://doc.noticias24.com/0708/pp08.html
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