Strossner: il maestro dei dittatori

Il nipote, Dominguez Strossner, ha così difeso l’operato del nonno: “Non si è mai pentito di ciò che ha fatto, ma il suo mondo era diverso da quello di oggi. Allora, c’era la guerra fredda, bisognava schierarsi tra comunismo e capitalismo, oriente ed occidente”.
Lo schieramento di Strossner è valso al suo paese un oscurantismo unico nella storia dell’America Latina. Il Paraguay è stato ridotto ad un feudo dove si doveva cieca obbedienza al Jefe, il Capo. Le violazioni dei diritti umani, durante il suo regime, furono sistematiche e mirate, dove la tortura era strumento legalizzato, eppure nessuno, Usa in testa, ha mai chiesto che Strossner pagasse per i misfatti compiuti. Il suo esilio in Brasile, dove ha vissuto gli ultimi anni, era dovuto non a procedimenti in corso, ma ad un provvedimento impostogli dal consuocero che lo aveva deposto.
Proprio lo stesso giorno della sua morte ad Asunción è stato inaugurato il Museo della Memoria che espone il terrore instaurato dal dittatore, con l’esposizione delle macchine per la tortura usate dalla polizia segreta. Durante il regime si calcola che morirono almeno trentamila persone, fatte sparire perchè contrarie al fascismo.
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