Morales e Uribe: due maniere di scrivere la Storia

Mentre a Sucre trentamila indigeni sono scesi ad accompagnare i lavori della Costituente e a chiedere un riconoscimento che manca dalla Conquista spagnola, a Bogotà lo stesso numero di persone –militari, ovviamente- è impegnato a velare per la sicurezza in una città barricata.
I colori cambiano secondo le latitudini e le imprese dei popoli. In Colombia impazza il verde militare, le tenute oscure di un’umanità tenuta in ostaggio; in Bolivia, i colori sono sgargianti, invitano alla festa e ai raduni. La bandiera inca, poi, ha gli stessi toni della bandiera della pace: quale migliore premonizione?
Evo Morales, almeno, ha già raggiunto uno scopo importante che è stato quello di ridare fiducia alla maggioranza dei boliviani. Ha speso tempo e risorse per preparare riforme e cambi ed ora si appresta a inaugurare una nuova Costituzione. In Colombia, niente di tutto questo e si sente. La Colombia sopravvive grazie ad una linfa speciale, che è la bellezza della sua gente, ma questo con chi legifera ha poco a che vedere. Uribe dice però di essere raggiante. Primo presidente colombiano ad essere rieletto, ricorda ai suoi detrattori come, con lui, siano diminuiti i sequestri e la disoccupazione. Riesce anche a fare passare per plebiscito il risultato delle recenti elezioni, dove l’astensionismo l’ha fatta da padrone. Non importa. L’importante è crederci ed Uribe lo fa bene. Bisognerebbe però chiedersi il perchè della scarsa affluenza di Capi di Stato alla cerimonia di oggi. La risposta è facile: Uribe è isolato. Uomo a cui non si addicono i colori sgargianti, deve barricarsi per ricevere i colleghi latinoamericani. Morales, sotto il cielo terso dei tremila metri di Sucre, ha giocato a pallone. C’è maniera e maniera di scrivere la storia.
Per seguire la cerimonia di re-insediamento di Uribe, come sempre l’invito è di leggere Bogotalia: http://bogotalia.blogspot.com
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