A lezione di democrazia

Le elezioni si sono svolte di nuovo come una grande festa. All’entrata dei seggi i bambini regalavano bandierine e i venditori ambulanti offrivano agua de pipa ed empanadas. Non ci sono state violenze e le notizie degli assurdi fatti in Medio Oriente giungevano come una eco lontana che si spegneva di fronte alla maturità di questa nazione che nel mappamondo risulta piccolina ed insignificante. Eppure, come ho potuto vedere, qualcosa da insegnare ancora ce l’ha, pur con tanti difetti e tante ingiustizie.
In quanto alla cronaca Árias, che sembrava avere la vittoria in tasca ( i sondaggi gli davano 25 punti di vantaggio) è in difficoltà. Ottón Solís, il candidato della sinistra moderata, lo tallona a -0,3%. Come vadano le cose, è lui il vero vincitore. Árias infatti ha ottenuto i voti solo grazie alla macchina organizzativa del suo partito, che ha portato a votare –con bus, auto, taxi, pagati dal partito- migliaia di persone. Invece di un programma, viene premiato chi ha più fondi per mobilitare la gente secondo la maniera clientelista di fare politica.
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