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"Hay muchas maneras de contar esta historia, como muchas son las que existen para relatar el más intrascendente episodio de la vida de cualquiera de nosotros".

Sunday, January 29, 2006

Nove anni senza Soriano

Oggi ricorrono nove anni dalla morte di Osvaldo Soriano. Lo ricordo pubblicando la traduzione che ho fatto di alcuni stralci di una sua intervista, concessa alla giornalista Cristina Castello poco più di un anno prima della sua morte.

La vita è un racconto?
Per me sì, per l’educazione che mi ha dato mia madre. Per addormentarmi mi raccontava storie di gente più o meno matta.
Che cosa cerchi?
Sebbene appaia ridicolo, uno cerca sempre le proprie origini, la propria identità.
Dell’Argentina cosa ne pensi?
Tutto è alla mercè del libero mercato, e libero mercato qui consiste nel fabbricare raivoli “Pirulín” senza dire di cosa sono fatti, senza registro nè ispezioni. La gente poi non dice niente perchè è più preoccupata a trovare qualcosa da mangiare che della qualità dell’alimento.
È assenza di ribellione?
Reclamare è indispensabile. Ogni protesta non è però illusione, ma un’espressione del malessere.
Tuo padre?
Nonostante la sua dolce pazzia non ho ereditato le sue passioni. Lui era del River Plate, io del San Lorenzo; lui voleva che fossi ingegnere elettronico, ma io sono negato per la matematica. Lui era così audace da parlare di Perón come un degenerato, mentre io sono stato peronista fino a 13 anni, senza riuscire ad essere poi antiperonista.
In che senso?
Lui era un grande democratico ed io non avevo compreso la componente fascista di Perón.
Per questo hai pianto 36 ore di seguito quando è morta Evita senza averti visto diventare campione di calcio?
Mi sembrava la fine di una fiaba. Piansi tanto, nella mia stanza mentre nell’altra mio padre la insultava pesantemente. Lo stesso mi successe un giorno per strada quando tolsero un suo busto: portano via la prostituta, diceva metà della folla; tolgono la santa, diceva l’altra metà.
Era passione. Ora l’unica passione che lega gli argentini è il calcio.
Sì, ha sostituito la passione politica. Credo che il calcio abbia il significato di una guerra senza morti. Però c’è il conflitto, c’è il dramma, la riflessione, l’ironia.
Maradona?
Maradona è un re senza corona. Ma è un re che parla a noi, i sudditi. Lo capisco quando si chiede: perchè devono applicare la legge a me che ho fatto un gol con la mano agli inglesi? Ed ha ragione, perchè qui i corrotti sono liberi e ci intristiscono. Almeno Maradona ci dà felicità.
Come compensavi il dolore che sin da bambino ti procurava l’ingiustizia?
Andavo a lavorare pieno di miseria, ma portavo con me sulla moto “I fratelli Karamazov” che leggevo durante le pause del lavoro. Poi ho continuato con Faulkner, Hemingway, Chandler per arrivare a Borges e a tanti altri che leggevo con infinita voracità. Credo che i libri mi abbiano fatto nascere di nuovo, quando iniziai a leggere verso i venti anni. Prima non si poteva, perchè nei nostri paesi non c’erano librerie.
Ci sarà un giorno posto per la speranza?
Sì, perchè la speranza consiste nel sentire la democrazia come un posto dove possiamo convivere tutti per creare regole che ci diano un mondo migliore.
La tua certezza si chiama oggi Manuel?
Mio figlio Manuel è la speranza. Ed è anche il mio ultimo gol.
L’intervista integrale, in spagnolo:
http://www.secrel.com.br/jpoesia/ag16soriano.htm
Brani in formato real audio e letti dallo stesso Soriano:
http://www.literatura.org/Soriano/Soriano.html

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