La censura in Colombia

Il fatto, poi, è proprio questo. A Uribe, come a tanti leader dell’occidente democratico, la libertà di stampa non va proprio giù, soprattutto quando a pubblicarsi non sono i decantati risultati del suo governo, ma le malefatte che sono tante ed innegabili. Altrimenti, pensiamo solo all'inchiesta in corso sulla sua connivenza con i gruppi paramilitari.
Venerdì scorso, 9 febbraio (giorno del giornalista in Colombia) le 31 testate affiliate all’Andiarios hanno pubblicato tutte la stessa pagina “pubblicitaria” in cui avvisavano i lettori delle pressioni a cui sono sottoposte da parte di elementi del governo, della magistratura, dell’esercito e della delinquenza in generale.
“Gli omicidi, le minacce e gli attentati sono parte del quotidiano” si legge nell’articolo. “Sfortunatamente non c’è tema che sfugga al potere intimidatorio del crimine organizzato, dei gruppi armati illegali e dei corrotti. Come se questo fosse poco, l’impunità regna sovrana”.
Il dito accusatore va soprattutto in direzione della magistratura: “sono sempre più frequenti le decisioni giudiziarie che, in maniera arbitraria o sproporzionata, impongono sanzioni ai mezzi di comunicazione ed ai giornalisti”.
Nel testo seguono fatti circostanziati, avvenuti a Barranquilla, Armenia e San Andrés, dove la connivenza tra politici e la magistratura ha occultato le inchieste sulla corruzione locale.
Il testo della denuncia: http://www.andiarios.com/
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