Name:

"Hay muchas maneras de contar esta historia, como muchas son las que existen para relatar el más intrascendente episodio de la vida de cualquiera de nosotros".

Friday, May 02, 2008

La sfida separatista di Santa Cruz

Si avvicina il giorno del referendum di Santa Cruz. Il progetto autonomista della regione ricca della Bolivia continua attraverso una chiamata alle urne che è stata da subito ritenuta illegale dal governo di Evo Morales. Si chiede la gestione delle risorse, il controllo del gettito fiscale e la facoltà di poter negoziare con La Paz l’apporto –economico e fiscale- della regione al resto del Paese. Ma non solo. Nel testo volano anche grossi paroloni come “nazionalità” e “diritto all’autogoverno” che nel contesto indicano una grande voglia di separatismo.
La sfida di Santa Cruz è arrogante e rischia davvero di spaccare in due il paese. I suoi leader, di fatto, non hanno mai riconosciuto il risultato delle urne che ha portato alla presidenza Morales e hanno sempre lavorato per distinguere la loro regione dal resto della Bolivia, limitando in tutte le maniere possibili le riforme e la vita politica del paese.
Santa Cruz, culla dell´oligarchia boliviana, la regione delle grandi risorse naturali, ha da sempre disegnato la Bolivia secondo le proprie necessità, designando governi che ne erano la sua espressione. Una volta che il gioco è finito, i grandi signori non vogliono più sottostare alle regole da loro stessi imposte e vogliono ritirarsi.
La questione è economica, è storica, ma è anche e soprattutto razziale. Inutile fare grandi discorsi, molto dell’attuale malessere si risolve al fatto che i cruceños non vogliono mischiarsi con i cholos, i pastori di alpaca e i consumatori di foglie di coca dell’altopiano. Della Bolivia multietnica, che nella nuova Costituzione vorrebbe riconoscere trenta lingue indigene, non sanno che farsene.
Santa Cruz, nella loro mentalità, è bianca, è progresso, è figlia dell’Europa colonialista e parla solo lo spagnolo di Castiglia (con un poco di inglese se si tratta di affari).
Anche se il referendum non verrà riconosciuto dall’autorità centrale, il solo fatto che esso si compia ha frenato –e forse definitivamente- il progetto della Costituente boliviana. Dopo Santa Cruz, infatti, anche le regioni di Pando, Tarija e Beni andranno alle urne per chiedere una Bolivia divisa in altrettanti stati autonomi. Per Morales, nubi oscure all'orizzonte: la frattura è vicina, molto vicina.
Santa Cruz voterà domenica.
Tarija libera:
http://www.tarijalibre.tarijaindustrial.com/
Santa Cruz: http://www.comiteprosantacruz.org.bo/
La Costituente boliviana: http://www.constituyente.bo/
Il movimento Camba: http://www.nacioncamba.net/index2.htm
Il governatore di Santa Cruz dice no alla Costituente: http://www.youtube.com/watch?v=07SzNw3mh_I

Labels:

1 Comments:

Anonymous Anonymous said...

il si all'autonomia ha stravinto, ma costas, il governatore di santa cruz, ha specificato che non vuole la secessione. anzi magari un processo riformatore in senso autonomistico allontanerebbe la rottura che vedi imminente.
ps. ti ho mandato la mail.
laura

2:09 AM  

Post a Comment

<< Home